La solidarietà fa bene alla salute.

ORARIO SEGRETERIA: martedì, venerdì e sabato dalle 7,00 alle 13,00

lunedì, mercoledì e giovedì dalle 7,00 alle 18,00

Flaviano, oltre 200 donazioni e una sola certezza: fare del bene fa stare bene

Periodicamente, l’agenda di Flaviano Rigoni si tinge di rosso o di giallo: sono gli appuntamenti con le donazioni di sangue e plasma. Da oltre trent’anni, all’incirca ogni mese e mezzo, Flaviano si presenta alla sede Avis per donare, senza mai saltare un turno. A 56 anni ha ormai superato le 200 donazioni e non ha nessuna intenzione di fermarsi, perché è convinto che essere donatore sia una delle esperienze più belle che possano capitare. Ce lo racconta lui stesso in questa intervista.

Flaviano, raccontaci come hai iniziato.

Ho cominciato nel 1995, a poco più di vent’anni. Non so dire esattamente cosa mi abbia spinto, ma a un certo punto ho pensato che valeva la pena provare a donare il sangue: non mi costava niente, non mi avrebbe fatto male e avrei potuto dare il mio contributo per aiutare gli altri.

Così ho fatto la prima donazione e ho scoperto che stavo proprio bene, sia mentre donavo sia quando avevo finito. E sono andato avanti, senza mai fermarmi. Ancora oggi continuo a fare le mie sette-otto donazioni all’anno.

Hai seguito l’esempio di qualcuno che già donava?

No, a casa mia nessuno donava e non conoscevo donatori. È stata una scelta del tutto personale. Però c’è stato un episodio, quando ero bambino, che mi aveva molto colpito.

Andavo al mare a Pinarella con la mia famiglia e un giorno, in pineta, abbiamo trovato un’autoemoteca. Gli addetti chiesero a mio padre se voleva donare e lui lo fece. Non l’ho mai dimenticato e probabilmente anche questo ricordo ha influenzato la mia decisione.

Come descriveresti la tua esperienza durante una donazione?

È proprio un bel momento, che adesso mi piace quasi più di quando ero ragazzo. Al di là del significato di solidarietà che c’è in questo gesto, mi piace l’atmosfera che si respira in sala prelievi e la premura dei ragazzi dello staff sanitario: sorridono, alzano gli occhi, ti guardano. Sono cose che non si trovano dappertutto.

La sede di Avis è davvero un posto accogliente e bello, dove si incontrano persone autentiche e tanti giovani. Mi sento a casa e non potrei farne a meno.

Qualche ricordo particolare legato a una donazione?

I ricordi sono tanti, perché ogni appuntamento è diverso dagli altri: un incontro, una conversazione, una battuta. Poi, a volte, ci sono gli imprevisti, come quando una ragazza molto giovane, forse alla prima donazione, ebbe un malessere. Anche in quel caso gli operatori di Avis furono bravissimi e risolsero la situazione rapidamente.

È difficile conciliare la donazione con i tuoi impegni quotidiani?

Nessun problema, perché Avis offre molte possibilità per prenotare gli appuntamenti secondo le proprie esigenze. Soprattutto dopo l’apertura della Casa del Donatore e con la possibilità di donare anche in alcuni pomeriggi, l’incastro si trova sicuramente.

Hai mai incoraggiato amici o familiari a diventare donatori? Com’è andata?

Mi piacerebbe aiutare qualcuno a intraprendere il percorso del dono, ma finora non ho avuto molta fortuna. Ho provato con mio figlio maggiore, ma non è molto amico degli aghi. Vediamo se il piccolo si farà coinvolgere!

Cosa diresti a chi vorrebbe donare ma è ancora indeciso o ha qualche timore?

In tutti questi anni e dopo oltre 200 donazioni ho capito una cosa fondamentale: la donazione non ti toglie nulla, anzi, ti ricarica. Vedere tutti quei giovani in sala prelievi porta un’energia pazzesca.

Per me è un vero e proprio dono dell’anima, un appuntamento con la vita a cui non potrei mai rinunciare.

C’è chi non può fare a meno dell’aperitivo del venerdì, io non posso fare a meno di quella sensazione.

In Avis siamo in tanti, ognuno con la propria storia, ma lì dentro è come se respirassimo tutti con un’anima sola. È una seconda famiglia.

A chi è ancora indeciso vorrei dire semplicemente questo: “provateci almeno una volta. Non fatelo per dovere o come un semplice compito, ma per scoprire la sensazione unica che nasce dal donare qualcosa agli altri. È un gesto che arricchisce anche chi lo compie e lascia dentro qualcosa di difficile da spiegare: forse è proprio questo il vizio più bello che si possa avere”.

Condividi:

Scrivi un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.