Pubblichiamo qui il testo terzo classificato nella sezione letteraria del concorso “Carlo Carli” 2020. L’autrice è Eleonora Magnani, studentessa del Liceo Classico Monti.

BOTTIGLIE 

“Siamo tutti, in fondo, piccole isole che cercano altre isole con cui formare arcipelaghi”. “Sì, anzi, no, siamo tutti bottiglie di plastica con un messaggio dentro”.

“Dai Frè, almeno falle di vetro queste bottiglie”.

Da questo stralcio di conversazione in classe, da qua, iniziamo.

Che devo dire, il paragone della bottiglia tutto sommato ci sta, siamo involucri trasportati dalle correnti quotidiane in attesa che qualche altro involucro di buona volontà scopra il messaggio che è dentro di noi. Il che crea un disagio non indifferente, metti che poi la bottiglia si accartoccia, è di vetro e sì rompe, peggio, non è biodegradabile e tutti perdono interesse per il messaggio all’interno. Così gli uomini perdono se stessi, in un mare di vizi diversi, intrappolati dalle preoccupazioni sull’immagine che di loro possono dare agli altri, quasi trascurano il messaggio.

Perché, vedete, il problema non è cosa c’è scritto sul fogliettino che attraversa l’oceano verso terre sconosciute, il problema oggi è addirittura che spesso il fogliettino nemmeno c’è, e se non c’è nulla dentro alla bottiglia allora verrà riempita dall’acqua.

Scrivo con uno stato d’animo particolare, non sono la persona più sociale al mondo, lo devo ammettere, esagero dal lato opposto, conservo e accresco ogni giorno di più il mio foglietto, tanto che l’idea che vi possano essere riscritture a quattro mani mi terrorizza.

Ma non badate a me, in questa sede è di generosità che si vuole parlare.

Spesso si fa fatica a pensarlo, ma alla fine condividere pezzi di noi con chi se ne riveli meritevole ci porta ad espanderci, non a perderci, ad allargarci, a sconfinare in altre vite, e soprattutto, per un moto inconscio del nostro narcisismo, a sentirci (ed essere) universali.

Avere qualcosa dentro, come dicevo, non è scontato. Non nasciamo individui, ma dobbiamo costruire il nostro Io passo passo, lasciare che dentro di noi nasca e poi cresca, se mi è consentito un altro paragone, una pianta rigogliosa. Ma di quante cose è fatto un uomo, foglie, fusto, radici, quanto è difficile eppure necessario badare a tutto. É estenuante cercare di essere sempre il meglio di se stessi, snervante tentare di avere un’opinione su tutto, sperare di avere la verità in tasca, smentirsi costantemente e ritornare alla ricerca di nuovi pezzi per costruirsi.

Ma se veramente riuscissimo a coltivare qualcosa sul terreno fertile dentro di noi, allora sì che ogni nostro gesto avrebbe più senso, allora sì che avremmo qualcosa da offrire, da mostrare, qualcosa con cui identificarci.

Ci sono persone che si chiudono, si ripiegano su se stesse, soprattutto di questi- tempi, vessate dalle frustrazioni della vita quotidiana finiscono per affidarsi a sentimenti d’odio verso il prossimo che sta peggio di loro.

I penultimi se la prendono con gli ultimi e scatenano una guerra tra poveri per le ultime briciole del pane. Ma la soluzione non viene mai dalla pancia.

Uniamoci, fioriamo e mischiamoci, apriamoci, lasciamo che i nostri grandi Io diventino un immenso Noi.

Tutto .uno schieramento di bottiglie compatte (riciclabili, intendiamoci) , destinate a superare le onde del mare in tempesta, l’alta e la bassa marea.

 

Eleonora Magnani

Liceo Classico Vincenzo Monti